Nella sua ampia opera su
Popolazione e sviluppo economico della Liguria nel secolo XIX (Ilte, Industria Libraria Tipografica, Torino 1961), il
Felloni evidenzia che nel gennaio 1862 il circondario di Savona era il maggiore della Liguria, con una estensione di 103.654
ettari, il 60 per cento circa di montagna interna e un'attività agricola nettamente superiore a quella degli altri settori.
Pochi anni dopo, un'altra opera di rilievo scritta da Bulfaretti e Costantini, Industria e commercio in Liguria nell'età del
Risorgimento, pubblicata nel 1966 dalla Banca Commerciale Italiana, ha sottolineato come anche le attività industriali
dipendessero in gran parte dal legname dei boschi e da produzioni direttamente legate al settore primario. Soltanto per
citare alcuni elementi interconnessi col bacino della Bormida di Mallare, ricorderemo il vetro di Altare, le ferriere di
Cairo e Calizzano, la siderurgia di Montenotte, la seta con le ampie coltivazioni del gelso ecc. Un paragone fra le
condizioni di allora, analizzate da questi due autori, con quelle che abbiamo oggi sotto i nostri occhi, mostra l'accentuata
dinamica che ha toccato le popolazioni savonesi nel XX secolo, con il passaggio da una economia prettamente agricola a una
di tipo misto, in cui la componente industriale ha una parte importante: dinamica ancora in atto, che forse sarà
caratterizzata da un attenuarsi del fenomeno negli ultimi decenni di questo secolo.
Da uno sguardo generale su tutta l'asta della Bormida di Spigno, dai corsi Argentiferi fino alla confluenza con la Bormida
di Millesimo, ci si rende conto di quanto siano limitati i bacini della Bormida di Pallare e della Bormida di Mallare
rispetto a tutta la valle nel suo complesso. Eppure qui si sono avuti, immediatamente prima e dopo il secondo conflitto
mondiale, i più consistenti movimenti di popolazione, con un accentuato cambiamento dei modi di vita e delle condizioni
sociali.
Dal punto di vista della copertura umana, si rilevano una certa articolazione e suddivisione del territorio. Da una parte, a
sud e a sud-ovest della zona di confluenza fra i due corsi di Pallare e Mallare, si è avuta in passato una frantumazione
della vita sociale in una serie di piccole comunità rurali, a economia piuttosto chiusa, che poi gradatamente si è aperta
verso gli altri settori i quali andavano affermandosi, specie nella pianura alluvionale, dando luogo però a vistosi fenomeni
di spopolamento. Dall'altra, è evidente la tendenza all'accentramento residenziale, ad esempio da Mallare verso Altare
(fenomeno esauritosi nel giro di un decennio o poco meno), ma soprattutto attorno a Carcare, dove negli ultimi 20-30 anni le
percentuali di sviluppo sono superiori a quelle del maggior Comune savonese: Cairo Montenotte.
La tendenza, manifestatasi negli intervalli intercensuari 1951-1961-1971, di emigrare da Altare-Mallare verso la pianura di
Carcare comincia ad attenuarsi dal 1981 e può considerarsi oggi superata anche grazie al consistente sviluppo della
motorizzazione. Da questa tendenza è comunque derivata una dilatazione degli abitati lungo le strade, sicché si può quasi
affermare che Cairo Montenotte e Carcare formino un unico agglomerato. Ma la conurbazione tipica di alcune zone costiere si
è ridotta prima che il fenomeno assumesse sviluppi vistosi e non sempre del tutto positivi.
Non vi è dubbio che il polo industriale di maggiore attrazione del bacino sia costituito dal complesso della 3M Italia,
nella frazione Ferrania del Comune di Cairo Montenotte. Nonostante che Ferrania sia collegata con il proprio capoluogo
comunale da strade che sboccano nella zona industriale di Bragno-San Giuseppe, il Comune più vicino è quello di Carcare,
raggiungibile in pochi chilometri con la Statale 29. Carcare ha accolto immigrati dai centri vicini, per la maggior parte
già in condizione operaia, provenienti da Altare, Mallare, Pallare, Plodio, Cosseria ecc., ma anche da Cengio e frazioni di
Cairo Montenotte, mossi dal desiderio di utilizzare migliori comodità di abitazione, di avvicinarsi alle sedi di lavoro,
alle scuole, ai servizi sociali e di sfuggire al quasi isolamento (forse più psicologico che fisico) dei quartieri operai
sorti attorno agli impianti di Bragno e Ferrania.
La distribuzione delle industrie e della mano d'opera nel bacino della Bormida di Spigno dà luogo a movimenti pendolari più
cospicui di quelli che si registrano nel bacino della Bormida di Millesimo. Osservazioni recenti mostrano peraltro che né
l'entità né le direzioni di tali flussi si sono di molto modificate negli ultimi 10-20 anni. In sostanza, i maggiori poli di
attrazione di tali movimenti sono gli impianti di Ferrania, Bragno e San Giuseppe di Cairo; le correnti più numerose vengono
da Carcare, Altare, Cairo Montenotte, Savona e dalla sua area urbana. Altre minori hanno origine da numerosi Comuni della
valle di Spigno, nonché dal bacino della Bormida di Millesimo e da quello del Tanaro, e persino da Comuni della riviera
savonese.
Per quanto riguarda i movimenti pendolari dei lavoratori della 3M di Ferrania, fu proprio uno studioso che poi divenne
funzionario dello Stabilimento, l'ingegner Maurizio Contessini, ad approfondirne le caratteristiche nella sua opera
Movimenti pendolari in rapporto alt 'impianto di uno stabilimento in provincia di Savona e studi su un parcheggio di
servizio, pubblicata sulla rivista "Le Strade" del Touring Club Italiano nel numero di maggio del 1964. L'analisi del
Contessini è molto dettagliata e, nonostante che sia trascorso un quarto di secolo, presenta ancora elementi di attualità.
Allargando l'esame delle tendenze insediative a un intervallo temporale più ampio, si hanno precise conferme di quanto i
geografi hanno affermato in questi ultimi anni. La popolazione della Bormida di Spigno, specie attorno alla pianura
alluvionale nei pressi della confluenza a San Giuseppe di Cairo, è aumentata nel giro di un secolo di circa quattro volte,
con punte anche maggiori nei due poli di Cairo Montenotte e Carcare. A questo fatto, da cui discendono conseguenze connesse
con i settori urbanistici, economici (per gli sviluppi produttivi), dei servizi e dell'ambiente in generale, le due
Amministrazioni comunali interessate dovranno dedicare particolare attenzione per evitare che si producano squilibri più o
meno gravi, come in qualche caso è già avvenuto. Il compito non è facile. Il paesaggio, qui come altrove, si è andato
progressivamente modificando con interventi di trasformazione. Nell'ultimo secolo vi è stato uno stravolgimento
dell'ambiente originario, anche in quella parte più o meno già armonicamente "umanizzata" .
La popolazione delle case sparse ha una distribuzione molto varia: elevata nell'alta Valle della Bormida di Pallare (circa
il 40 per cento), in singolare contrasto con l'alta Valle della Bormida di Mallare, dove l'insediamento sparso è meno di un
decimo (cioè il 3,8 per cento). La contrazione della popolazione sparsa è dipesa soprattutto dall'abbandono delle sedi
isolate, specie se lontane dalle vie di comunicazione, ed è strettamente legata alla decadenza delle attività agricole. Al
contrario, la riduzione dell'insediamento a nuclei è dovuta, almeno nell'area di confluenza dei corsi sorgentiferi, sia alla
trasformazione dei nuclei in centri sia all'assorbimento dei primi in virtù dell'espansione topografica dei secondi. Solo i
nuclei ubicati sui versanti collinari hanno in genere mantenuto le caratteristiche originarie.
I caratteri dei movimenti migratori, espressi dai saldi comunali, costituiscono uno degli elementi più significativi della
dinamica demografica e sottolineano sia il rapido e intenso urbanesimo, cui vanno soggetti i centri industriali, sia la
profonda trasformazione della vita rurale. Nondimeno questo tipo di dati non è sufficiente per definire le correlazioni che
esistono - e si stanno sviluppando - tra i due fenomeni. Infatti l'urbanesimo, proprio di Carcare e Cairo Montenotte,
dipende anche dall'apporto di immigrati provenienti da territori esterni al bacino della Bormida di Spigno. Così come la
trasformazione delle comunità rurali in certe aree del basso bacino dipende anche, e soprattutto, da attrazioni verso
attività economiche in zone esterne, specie del basso Alessandrino.
Pur considerando che il maggiore apporto migratorio qui è avvenuto dai bacini della Bormida di Pallare e di Mallare, da Dego
(in un primo momento) e da Piana Crixia (ancora adesso, ma in fase di esaurimento), non è trascurabile l'apporto fornito dal
comprensorio savonese e dalle province piemontesi. Lo sviluppo industriale è stato messo a profitto dalla regione vicina,
mentre oggi assistiamo a una levata di scudi contro tali attività, proprio da parte piemontese, con una regia e una
organizzazione molto consistenti che almeno per ora sembrano esulare da un intendimento corretto della questione ecologica.
Dopo che la Bormida di Mallare ha lasciato il Comune omonimo, tocca una zona dove è caratterizzata da un andamento
meandriforme, supera il Vallone delle Gagge ed entra nel Comune di Altare. A nord-ovest, fra Bric Montà, Bric Dorin,
Carpeneto, da un lato, e la Statale 29 con la ferrovia, dall'altro, si apre la nuova zona industriale di Altare, piuttosto
discosta dal centro urbano, dove vi sono problemi ambientali per la presenza di uno stabilimento che ha tutta una sua
storia.
Si parla infatti di un prossimo progetto per il trasferimento di questa vetreria nella zona industriale. La cintura dove si
è maggiormente sviluppato l'insediamento umano è a sud-est, prima della Bocchetta di Cadibona, mentre a nord-ovest le
tendenze insediative hanno per il momento scarsa rilevanza.
Mentre il Comune di Mallare praticamente dal 1861, a ogni intervallo censuale, fino al 1981, denuncia un costante calo di
popolazione, quello di Altare, dove vi è un genere di industrializzazione "storica", dal 1861 al 1951 evidenzia leggeri
incrementi, con diminuzioni non forti, ma costanti, dal 1961 in poi.
Non è possibile concludere questo capitolo senza ricordare, sia pure per sommi capi, gli orrori che queste popolazioni
sopportarono a causa delle guerre succedutesi sul territorio e i gravi spaventi, accompagnati da danni e distruzioni, che
vissero nel corso dei decenni anche a causa degli eventi naturali. Il Vico, nelle sue tre edizioni della storia di Mallare
(o Mallere), data alle stampe nel 1906, 1926 e 1935, ripubblicata poi fortunatamente dalla Pro Loco di Mallare nel 1982 con
l'aiuto della Comunità Montana dell'Alta Valle Bormida e del Comune di Mallare, trova parole veramente appropriate e
toccanti per descrivere, ad esempio, le angherie, le violenze e ogni tipo di sopruso cui queste genti furono sottoposte nel
corso delle campagne napoleoniche e le gravi rovine che si ebbero con le inondazioni del 1744 e del 1900 nelle zone dei
torrenti Cravarezza, Biterna (o Biterno), Consevola e, conseguentemente, della Bormida di Mallare.
Passata la furia provocata dagli uomini e dagli eventi naturali, le popolazioni della valle seppero ricostruire e tramandare
la loro storia, affinché ci possa aiutare a non ripetere più gli errori del passato. E soprattutto a tenere lontane le
nefandezze della guerra, qualunque essa sia, quella di Napoleone o quella del 1940, che si concluse in queste terre con
lutti e infamie.